Ho uno stramaledetto debole per la musica Indie. Che fino a poco tempo fa pensavo si riferisse a qualcosa di esotico, o quantomeno tendente all’indù. E invece è solo indipendente.

In breve tempo mi sono trasformato in un feticista dei cd fuori dal giro. Dei mini-concerti nei locali della Brianza. Di una chitarra e di un microfono su un marciapiede in centro. Di note che non sono scritte a uso e consumo della massa, ma di quelli che le sentono nella pancia e nella testa.

Lunedì mattina, il solito ciclone chiamato Daniela, mi scrive con la terza mano (le altre due sono impegnate a trovare spazi da far rinascere e affittare).

Vieni con me a un secret concert stasera?

Ovvio che sì.

Mi ritrovo in un loft gestito da cinque architette geniali, al grido di “do what you love, love what you do”. Messo gratuitamente a disposizione della musica e di un’ottantina di spettatori. Insieme alla birra portata dai ragazzi di Balanders, microbirrificio artigianale della Val Camonica, che non sono riuscito a provare perché troppo buona e prosciugata dalle restanti 78 gole.

L’organizzazione della serata è di Sofar – che macina secret concert in 294 città del mondo. Duecentonovantaquattro. Mica solo Milano. Ci sono secret concert a Brescia, Bergamo, Verona… Praticamente dei TedX musicali!

Senza saperlo, abbiamo assistito a tre intimissimi showcase acustici. La dolcezza degli Abbracci Nucleari, la potenza di Sylvia, la magia dei Dardust. Ipnotizzati per un paio d’ore, in mezzo a estranei che per una volta non cantano a squarciagola canzoni sentite e risentite alla radio, ma ascoltano.
Parola per parola.
Nota dopo nota.

Questo post non è dedicato a una sfilza di brand, non contiene un elenco di link. È semplicemente un atto d’amore verso persone che ci credono. E che quotidianamente lavorano o fanno volontariato creando un impatto sul mondo.

No, non servono grandi budget per emozionarsi.

Non serve San Siro, non serve Campovolo. Serve la voglia di ascoltare musica nuova. Di rimettere in gioco anche le nostre orecchie. Questo entusiasmo è nell’aria e nessun sì e nessun no lo possono fermare. Viene da chi ha passione e riesce a trasformarla in professione. Perché professionale è la modalità con cui la esercita, soprattutto se di giorno fa cedolini o serve al bar.

Quando la passione prende la parola, batte qualsiasi diffidenza.

Se siamo noi a volerlo.