La pinsa romana a Rust come la fa Antonello Medoro provoca dipendenza!

Io la pinsa romana non l’avevo mai sentita nominare. Sono un fanatico della pizza. Non un fan, un fanatico. La amo totalmente e senza alcuna riserva, né dignità. Un innamorato che ha perso la testa da anni e anni e anche se non ricorda la prima volta che l’ha incontrata, sa che non riesce a farne a meno. Ne è francamente e onestamente, dipendente.

Peccato che ogni tanto lei lo deluda. Notti insonni con un peso sullo stomaco che non va via neanche con il Geffer. Pancia gonfia come dopo aver ingoiato una mongolfiera. Sete che l’intero acquedotto Nicolai di Genova non sarebbe sufficiente a calmare. Eppure non avevo messo né la scamorza affumicata, né le acciughe. Sarà mica l’impasto?

Oggi voglio parlare di impasti, come i peggiori food blogger di Caracas. Perché non ne ho affatto competenza. Ma so come mi sento quando la pizza che mangio non mi fa male. Quando il piacere del palato coincide con una notte in cui dormo senza se e senza ma. E vorrei parlare di una pizzeria in Germania, che fa un impasto così buono e così pieno di amore, che solo a parlarne mi sento bene.

In Germania la pinsa romana è più buona.

Antonello Medoro è nato sognatore a Potenza il giorno di San Valentino ed è diventato ristoratore 18 anni fa. Prima in città e ora in un paesino piccolissimo nella foresta nera, Rust (che si pronuncia alla tedesca con la U e non all’inglese con la A che lo renderebbe arrugginito). È accanto a uno dei più grandi parchi europei, Europa Park, eppure non ne rappresenta la frenesia.

Perché l’impasto della sua pinsa romana riposa da 32 a 72 ore. Perché è un capolavoro di ingredienti buoni. Perché la sua pinseria si chiama In Veritas (rispetto al nome che questo locale aveva prima, Ristorante Roma). Perché l’Associazione Sommelier l’ha definito un ambasciatore del Made in Italy. Perché ha un’idea tutta sua di come risollevare l’economia italiana grazie al cibo che esportiamo nel mondo. Perché non ha neanche una pagina Facebook e si alimenta con il passaparola. Non usa pomodori cinesi ma italiani. Non compra sughi già pronti ma li fa. Non ascolta quelli che gli dicono “ai turisti dai porzioni giganti e di bassa qualità” e dà porzioni comunque giganti ma di qualità ottima.

Quando inizieremo a lasciare recensioni pessime a qualsiasi posto usi impasti che ci gonfiano?
Quando impareremo a porre un paio di semplici domande ai posti in cui stiamo per mangiare, pronti a girare i tacchi e ad andare altrove?
Quando smetteremo di sorprenderci se abbiamo mangiato bene?

Antonello è uno di quelli che non si lamenta. Lui il mondo lo cambia.