che figata, lasciare il posto

Quanto siamo stanchi il lunedì mattina? Tipo che trascinarci dal letto al bagno è una fatica; spremere il tubetto del dentifricio è una fatica; togliersi le caccoline dagli occhi è una fatica; alzare l’asse del water è una fatica. E poi lavarsi, vestirsi, mettere su il caffè (ah no, quello non è più faticoso perché ci sono le cialde), scendere le scale (ah no, quello non è più faticoso perché c’è l’ascensore). Buttare la rumenta, trascinarsi alla fermata del bus o della metro. O di entrambi, in successione. Che fatica.

Per fortuna a bordo c’è un posto libero. L’abbiamo conquistato guardando in cagnesco chiunque si avvicinasse. Abbiamo ringhiato contro il tizio a fianco, che col lembo del cappotto sfiora il luogo dove appoggeremo il nostro preziosissimo sederino. Ricurvi sui nostri smartphone a controllare e ricontrollare quanto la nostra apparenza sia momentaneamente di successo. Chissà quanti like abbiamo ricevuto nell’ultima mezz’ora.

E una volta di più, ci scordiamo di osservare cosa c’è intorno a noi. Con una mancanza di ferro cronica come la nostra, mica possiamo stare in piedi. Con la paura di incrociare altri sguardi stanchi che ambirebbero al nostro sedile, mica possiamo alzare il mento. Con il timore di passare cinque minuti senza impegnare il nostro cervello a riordinare caramelle virtuali, mica possiamo semplicemente appoggiare le dita sulla borsa.

E se, oggi, quel posto lo stessimo solo prendendo in prestito?

Non per il numero di fermate del nostro viaggio, ma finché non incontriamo con lo sguardo qualcuno a cui donarne l’affitto per qualche minuto in più. Lasciare il posto a una mamma con un bimbo in braccio. A un nonno appoggiato al suo bastone o una signora piena di borse, precariamente appesa alle maniglie di gomma. Lasciare il posto a un ragazzo senegalese del quale per una volta possiamo fidarci che, sì, avrà pagato il biglietto come noi. O a una donna che ha semplicemente uno sguardo perso come il nostro. Potrebbe non essere importante a chi lo stiamo donando, ma solo il fatto che lo stiamo facendo. Che le nostre gambe, in fondo, potrebbero non essere le più stanche a bordo.

Che figata, lasciare il posto.

Che figata vedere qualcuno che ne beneficerebbe come me, ben più di me, e lasciargli il posto. Il mio posto. Che figata dire al proprio capo “il bonus lo merita il mio collega, più di me”. Che figata scrivere una lettera di dimissioni sapendo che è ora che altre persone meno annoiate, meno arrabbiate, meno pessimiste di me possano dare una mano a far crescere l’azienda.

Lasciare un posto a qualcun altro è una splendida occasione per scambiarsi un sorriso, un buongiorno. Un grazie e un si figuri. È una straordinaria opportunità per trasformare un lunedì in un sabato. Una routine in una piccola gioia. Aprendo porte e persiane e lasciando che il sole entri.

La più bella opportunità e proprio per noi, quelli pronti a lasciare il posto.

Buon lunedì!